ESERCITAZIONE SATER 02-2012 – ALPE DELLA LUNA


Sono passati soltanto due mesi da quando 15 tecnici del Soccorso Alpino Speleologico Umbria (SASU) hanno preso parte all’attività operativa denominata SATER (Ricerca e Soccorso Terrestre) 2012 dell’Aeronautica Militare in collaborazione con il CNSAS ( Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) in Campania, esercitazione che simulava la ricerca degli equipaggi di due aerei dispersi a seguito di una collisione in volo.

Domani e mercoledì due squadre del SASU, nell’area montuosa circostante la località dell’Alpe della Luna (AR), prenderanno parte ad un’altra esercitazione di ricerca e soccorso aeroterrestre SATER 2012.
L’esercitazione si articola in attività di pianificazione, direzione, condotta, esecuzione e supporto a operazioni combinate di ricerca e salvataggio di sopravvissuti a incidenti in ambienti montani impervi. L’attività ha lo scopo di addestrare alle operazioni di ricerca e primo intervento le diverse componenti che costituiscono la “task force” dei soccorritori, per affinare le capacità di integrazione rendendo semplici e fluide le operazioni condotte tra le Forze Armate e il CNSAS.
Il Sater 02-2012, pianificato da un team del Comando delle Operazioni Aeree (C.O.A.) di Poggio Renatico (FE) diretto dal Colonnello Pilota Gianni Franchini, sarà caratterizzato dall’esecuzione di attività notturna; lo scenario prevede: missioni di volo diurne e notturne con l’ausilio di visori notturni, operazioni di imbarco e sbarco di squadre del CNSAS ed operazioni di ricerca terrestre in condizioni di oscurità. Le procedure di raccolta dati, pianificazione e coordinamento delle ricerche verranno effettuate nel Posto Base Avanzato (P.B.A.) situato presso l’aviosuperficie “Avioresort” di Palazzolo, nel comune di San Sepolcro (AR), ma vicinissimo al territorio di San Giustino (PG)
L’esercitazione vedrà la partecipazione, oltre che del personale delle FFAA, dei tecnici del CNSAS delle Delegazioni di Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Marche, con squadre di ricerca terrestre, squadre medicalizzate ed unità cinofile; nonché personale delle II.VV. della Croce Rossa Italiana, a supporto del servizio di pronto soccorso istituito nel Posto Medico Avanzato (P.M.A.).

Coordinamento Comunicazione e Documentazione CNSAS
Per l’Umbria Silvia Sigali Parasecolo

Protezione Civile e Soccorso Alpino e Speleologico Umbria insieme per la ricerca dispersi

Si conclude oggi con una prova pratica e un test di verifica il corso di cartografia, orientamento e ricerca dispersi che ha coinvolto oltre 40 volontari di Protezione Civile.

Docenti della formazione 10 tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria, esperti in direzione delle operazioni di ricerca e soccorso, che hanno trasferito agli allievi umbri le modalità operative sancite dal Protocollo di ricerca dispersi del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, standard de facto a livello nazionale.

Il corso, che rientra nell’ambito del progetto Diogene finanziato dal Servizio di Protezione Civile della Regione Umbria, si è sviluppato in una intensa due giorni di teoria e prove pratiche nei pressi di Valtopina.

La formazione ha interessato quattro gruppi di Protezione Civile: il Gruppo “Città di Foligno”, quello comunale di Valtopina, il Gruppo “Monte Cucco” di Sigillo e l’Associazione Nazionale Carabinieri Nucleo di Protezione Civile di Foligno.

“Si è trattato di un fondamentale evento formativo”, ha sostenuto Pier Francesco Pinna, responsabile del settore operativo del gruppo di Foligno, “data la sempre maggior frequenza con la quale volontari di Protezione Civile sono chiamati a prestare la propria funzione in complessi interventi in caso di calamità naturali e di ricerca dispersi. L’obiettivo è quindi quello di arrivare alla formazione di squadre coordinate e preparate, in grado di interfacciarsi efficacemente con le varie forze in campo”.

“Questo tipo di eventi”, ha dichiarato Mauro Guiducci, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria, “ci consente di trasferire a livello regionale l’esperienza maturata in sessant’anni di attività del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e di creare un linguaggio comune che può essere utilizzato in interventi di ricerca per migliorare e rendere più efficaci le operazioni”.

TG3 del 24/06/2012 edizione delle 19:30

Chiara Borgarelli
Addetto Stampa
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Umbria

SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO UMBRIA (SASU) PRESENTE ALL’EXPO EMERGENZE E NELL’EMERGENZA NEVE

foto Silvia S. Parasecolo

Dal 9 al 12 febbraio nella grande rassegna  di Bastia Umbra  sono state illustrate   le attività degli operatori del soccorso tecnico-sanitario in ambiente impervio. Non sono mancati interventi reali dovuti all’emergenza neve.

Si è conclusa Expo Emergenze la prima rassegna in ambito di sicurezza ed emergenza del centro Italia, con grande interesse dei visitatori che hanno avuto potuto conoscere lo stand espositivo del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), il quale ha effettuato dimostrazioni di soccorso tecnico-sanitario in ambiente ostile e presentato alcune delle specialità che lo contraddistinguono e lo integrano alle attività di Protezione Civile, in occasione di eventi calamitosi o di ricerca di persone disperse.

Il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU) è presente in modo capillare sul territorio della nostra Regione con una Stazione Alpina ed una Speleologica. Conta 80 elementi tra Tecnici ed Operatori Tecnici tutti preparati e formati per intervenire con competenza ed in sicurezza in ambiente impervio. Tra le file del CNSAS medici e infermieri, si muovono fra alpini, speleologi e torrentisti. Le tre scuole, Alpina, Speleo e di Torrentismo, lavorano in sinergia per omologare ed aggiornare continuamente le competenze tecnico-sanitarie dei propri medici, infermieri e tecnici. E’ stato evidenziato, durante tutte le giornate dimostrative della manifestazione, come gli aspetti sanitari del soccorso in ambiente impervio, sono forzatamente influenzati dalle caratteristiche ambientali in cui gli operatori si trovano ad agire. Il loro operato è infatti subordinato sia alle condizioni meteorologiche (temperatura, neve, pioggia, vento), che alle caratteristiche morfologiche del terreno (parete rocciosa, grotta, forra)  e, naturalmente, non può non tener conto dei tempi  di raggiungimento ed evacuazione  dell’infortunato. La rapidità o meno dell’intervento condiziona i tecnici nelle modalità di organizzazione delle manovre di soccorso. Per tali motivi le normali procedure di soccorso adottate nell’emergenza territoriale, non possono essere utilizzate e vengono riadattate alle caratteristiche del luogo in cui si svolge il soccorso.

L’area fieristica del SASU è stata arricchita dalla presenza di unità operative nazionali, come la camera iperbarica mobile, realizzata con il contributo del Dipartimento Nazionale Protezione Civile, unità cinofile molecolari per ricerca dispersi e il nuovissimo centro operativo mobile del Soccorso Alpino e Speleologico Lombardo, caratterizzato da innovativi sistemi tecnologici.Naturalmente  non poteva mancare il camper allestito a centro operativo mobile della Provincia di Perugia che, a seguito della convenzione firmata tra Soccorso Alpino e Speleologico Umbria e Provincia di Perugia, è stato messo a disposizione del SASU per interventi di soccorso ed esercitazioni accrescendo l’efficienza nell’emergenza.

 

Si evidenzia che in questi giorni di maltempo numerosi tecnici del SASU sono stati impegnati contemporaneamente, in supporto al Servizio Protezione Civile della Regione Umbria, in attività di soccorso neve.

Silvia Sigali Parasecolo

SICURI CON LA NEVE SUI MONTI SIBILLINI

foto Silvia Sigali Parasecolo

Si è tenuta il 15 gennaio 2012 la Giornata nazionale di prevenzione degli incidenti da valanga

 

Sicuri con la Neve” è una giornata nazionale di sensibilizzazione e prevenzione degli incidenti in montagna nel periodo d’innevamento.. Un momento di riflessione per tutti coloro che praticano attività sportive o escursionistiche sulla neve fresca o fuori dalle piste battute. Tutti i frequentatori della montagna dovrebbero conoscere i rischi e i comportamenti che possono innescare le valanghe, saper valutare i pendii ed evitare i pericoli, ma anche e soprattutto saper utilizzare i materiali di autosoccorso, per la loro stessa sicurezza e per quella degli altri.

Dopo il grande successo delle scorse edizioni anche quest’anno la giornata nazionale di sensibilizzazione continua ad essere un appuntamento imperdibile, utile e divertente, che rientra nella campagna per la prevenzione degli incidenti in montagna intrapresa da decenni dal Club Alpino Italiano e dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Quest’anno inoltre, nella nostra regione, la manifestazione rientra nell’ambito del progetto denominato “Parchi Attivi”, di cui la Regione Umbria ne è titolare. Il progetto, al quale partecipano attivamente per le loro specificità il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU) e il Gruppo Regionale CAI Umbria ha come finalità, attraverso le discipline sportive, quello della massima valorizzazione delle aree naturali protette. Le due Organizzazioni Umbre hanno realizzato per  l’intera giornata una postazione in Val di Canatra, nei  Monti Sibillini, per informare e sensibilizzare i tanti frequentatori delle montagne umbre e prevenire gli incidenti da valanga.

La poca neve caduta in questo inizio di stagione non ha scoraggiato gli oltre 250 partecipanti  fra sciescursionisti, amanti delle ciaspole, ragazzi dell’Alpinismo Giovanile, turisti, soci CAI e non, che durante la giornata di domenica 15 gennaio, hanno visitato lo spazio attrezzato, prendendo parte attivamente a dimostrazioni ed esercitazioni. I Tecnici del SASU hanno infatti tenuto lezioni di ricerca dispersi in valanga testando insieme ai ragazzi dell’Alpinismo Giovanile CAI di Terni, l’uso di strumenti quali ARTVa e sonda, indispensabili in caso di soccorso sulla neve. La giornata di sensibilizzazione ha previsto molteplici attività: presso il “campo neve” rimasto aperto dalle 9:00 alle 17:00, tecnici e medici del Soccorso alpino, istruttori ed esperti del Club alpino italiano, hanno presentato i diversi tipi d’attrezzatura e le varie tecniche di ricerca e di trasporto barella in montagna e dedicato momenti delle escursioni ad approfondimenti sui comportamenti da tenere nelle varie situazioni che si possono presentare nel corso di un’escursione.. E’ stato questo un importante momento per la valorizzare del lavoro di questi “professionisti della montagna” che costituiscono, senza dubbio alcuno, i riferimenti d’eccellenza per avvicinarsi alla montagna in modo adeguato. La preparazione dell’escursione attraverso lo studio del percorso e l’attenta verifica dei bollettini nivo-meteorologici non sono ancora pratiche acquisite da tutti; mentre il possesso di apparecchiature di autosoccorso specifiche come l’ARTVa, la pala e la sonda, ancora non troppo diffuso, oppure che  troppi palesano di non saper usare con dimestichezza nelle operazioni di autosoccorso, sprona a continuare nell’azione di prevenzione. Un successo insomma, al di sopra delle aspettative, specialmente per l’interesse riscosso.

Silvia Sigali Parasecolo

GIORNATE DI FORMAZIONE PER OPERATORE DI SOCCORSO SPELEOLOGICO

Nelle giornata di sabato e domenica 28 e 29 gennaio si è svolto il corso per operatore di soccorso speleologico organizzato dalla scuola regionale umbra di soccorso speleologico.
Gli obiettivi di queste due giornate di formazione sono stati:
* dare un metodo per comprendere l’esecuzione delle manovre di recupero
* conferire gli strumenti per poter entrare nell’organizzazione e gestione della squadra in ambito operativo
* dare le basi per comprendere l’organizzazione del CNSAS a livello regionale e nazionale
Gli strumenti utilizzati sono stati palestra nel primo giorno di sabato e grotta domenica.
Nel giorno di sabato sono stati trattati i seguenti argomenti:
* autosoccorso uomo a uomo
* ancoraggi e attacchi – catena di sicurezza
* teoria del paranco e sue applicazioni
* organizzazione dei sacchi medici ed inbarellamento
* collegamento della barella alle corde di tiro e sicura
* realizzazione il recupero a paranco con uscita standard e uscita stendi panni
* realizzazione di un recupero a contrappeso con uscita standard e  stendipanni
Domenica è stato messo in pratica quanto visto in palestra all’interno della Grotta del Chiocchio.
Nella fattispecie sono state realizzate due squadre, le quali hanno realizzato il recupero del pozzo alberta e del pozzo panino con le tecniche trattate in palestra. È stata poi condotta la barella fino all’uscita della grotta utilizzando tutte le tecniche di trasporto.
Complessivamente le due giornate, a nostro avviso, sono state molto produttive.
Abbiamo cercato di dare l’opportunità a tutti di vedere le stesse manovre di recupero, realizzate prima in un set pulito quale la palestra e poi in ambiente ostile quale la grotta .
Il riscontro è stato assolutamente positivo; infatti nonostante la scarsissima partecipazioni di tecnici formati (TSS), le squadre composte da pochi OSS formati e dai formandi, hanno eseguito tutte le manovre con linearità e precisione, commettendo solo quelle piccole e ammissibili inesattezze, indispensabili, all’inizio, per poter digerire bene ogni tipo di manovra. Concludendo vorremo fare un elogio alle persone che si sono impegnate nella formazione in questi due giorni, con dedizione e generosità.
Cristiano Parasecolo
Istruttore Scuola Regionale Speleologia

GRIGLIA DI ACCESSO AL CORSO FORMAZIONE OPERATORI DI SOCCORSO IN FORRA

foto Silvia S. Parasecolo

Domenica 22 gennaio si è svolta a Madonna dello Scoglio in Valnerina, la griglia d’ingresso per accedere alla Formazione SNaFor. Erano presenti 14 candidati del Soccorso Apino e Speleologico Umbria SASU, divisi tra Squadra Alpina e Squadra Speleo, che hanno affrontato varie  problematiche: dalla  stesura del mancorrente e progressione in discesa ed in salita, fino alle calate svincolabili, il tutto inframezzato da verifica di nodistica, autoassicurazione e soste d’abbandono.

E’ questo l’inizio di un iter che si prefigge l’approfondimento delle tecniche di soccorso negli ambienti acquatici, quali canyon e gole, sempre più frequentate da turisti ed amanti delle nuove discipline sportive quali il rafting ed il canyoning, che trovano adepti anche nel centro Italia.

Le forre accomonunano le difficoltà delle grotte, a quelle della montagna, unite, ai problemi legati all’acquaticità; pertanto le tecniche utilizzate per la progressione ed il soccorso sono un mix di derivazione speleologica ed alpinistica, con elementi propri, dovuti alla presenza di cascate e correnti spesso impetuose.

Le griglie di accesso alle formazioni richiedono standard elevati di preparazione in rispondenza al fatto che gli interventi avvengono spesso in condizioni estreme, atta a ridurre il rischio dei soccorritori stessi. Esercitazioni e formazioni occuperanno diverso tempo ai nuovi entrati, ma sono questi momenti importanti ed essenziali per la nuova squadra che, se arriverà indenne a fine percorso, si integrerà con quella già presente e qualificata all’interno della Delegazione Umbra.

Silvia Sigali Parasecolo

Prima giornata del modulo formativo neve per Operatori di Soccorso Alpino

Domenica 21 gennaio al Parco Nazionale dei Monti Sibillini si è svolta la prima giornata di formazione in ambiente innevato rivolta agli aspiranti Operatori di Soccorso Alpino (OSA) del Servizio Regionale Umbria del CNSAS. All’evento hanno partecipato gli aspiranti OSA che ad ottobre hanno superato con esito positivo la verifica tecnica del modulo formativo roccia. Il gruppo Partito dal Pian Perduto di Castelluccio di Norcia è salito per il canale diretto alla cima di Palazzo Borghese per poi scendere dal canale di San Lorenzo dell’Argentella. Durante la giornata oltre a provare i vari tipi di ancoraggio che è possibile realizzare su neve, utili per la calata di una barella con infortunato su pendio, sono state approfondite le tecniche di movimentazione individuale mediante l’utilizzo di sci da scialpinismo, ramponi e Piccozza.
Importante per la riuscita di un intervento di soccorso oltre alle tecniche specifiche di movimentazione della barella è fondamentale essere allenati e muoversi in maniera adeguata sul terreno innevato, ed è per questo motivo che gli eventi formativi si svolgono in ambiente reale.
Alla giornata effettuata ne seguiranno altre dove si affronteranno argomenti quali la ricerca di sepolti in valanga ed il soccorso complesso su neve.
Al termine dell’iter formativo gli aspiranti verranno sottoposti a verifica da parte della Scuola Nazionale Tecnici (SNATE) la quale rilascerà la qualifica di Operatore di Soccorso Alpino (OSA) che è la qualifica base prevista nel CNSAS per essere operativo.

Foto e testo di

Angelo Grilli

Cane da soccorso, un amico di poche pretese

f.to Silvia Parasecolo

Racconto di una giornata sulla neve accanto agli amici a quattro zampe e i loro conduttori, in un’esercitazione interregionale ai Prati di Stroncone - 

Seguire le tracce, selezionare gli odori e scovare i figuranti in attesa, per sapere di aver raggiunto l’obiettivo. Segnalare poi il tutto, al suo istruttore. Questo e molto altro deve saper fare un cane da soccorso del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). Il cane da ricerca è innanzitutto un compagno di vita e una presenza disciplinata, obbediente e coraggiosa ed un amico affidabile. Cane e conduttore lavorano insieme per diventare un’unità indissolubile: l’unità cinofila. Lui arriva dove l’intervento umano può essere difficoltoso (una fitta boscaglia, una valanga o peggio ancora una zona di macerie). In questo caso il cane diventa l’alter ego dell’uomo seguendo comandi dati a distanza, spesso solo a gesti: qualsiasi operazione di soccorso necessita di un’ottima comunicazione tra il conduttore e il suo cane, realizzata con molte ore di addestramento. Una decina, con altrettanti istruttori del corpo, quelli che si sono ritrovati a Prati di Stroncone, per un’esercitazione interzonale. Una giornata di lavoro con simulazioni operative di impiego cani da ricerca in superficie, cani molecolari e di un cane da soccorso per la ricerca di persone travolte da macerie.

Kamilla e Lisa, le cosiddette classe A, hanno aperto i giochi compiendo il ritrovamento del figurante in modo ottimale. E’ stata poi la volta di Piero che con grande agilità ha portato a termine i suoi esercizi e a ruota lo ha seguito Ugo anche lui Tolling Retriver che con allegria e diligenza svolge alla perfezione i suoi compiti. Emma e Charlie, i cani delle unità cinofile da ricerca di superficie (UCRS) dell’Umbria,  dopo un primo ritrovamento senza traccia, hanno eseguito con dovizia altri esercizi di ricerca cercando di intercettare la fonte dell’emanazione (cono di odore) che si propaga intensa all’origine e rarefatta lontano dalla fonte. Il lavoro di questi cani può sembrare complesso ai profani come me, in realtà, se il cane è motivato, risulta alquanto semplice perché sfrutta il suo senso più sviluppato.

Flap per esempio è un cane da maceria ed i suoi esercizi sono mirati alla ricerca di persone disperse nel corso di frane, terremoti, alluvioni o crolli. La sua agilità è chiara ed evidente. Le sue sono, oltre che prove di obbedienza e fiuto, delle prove di passaggio e superamento ostacoli. PierGiorgio è un Bloudhound ed è l’ultimo  a muoversi, forse per il suo faccione un po’ sornione. In realtà la sua agilità sorprende quando lo si vede in azione. Questi cani sono dotati di un olfatto sensibilissimo: memorizzano infatti molecole di odore quasi inesistenti e riescono a seguire queste minime tracce anche dopo giorni. L’obiettivo per lui è seguire una complessa traccia lasciata dal figurante e raggiungerlo senza concedersi distrazioni. Esercizio eseguito lla perfezione naturalmente, riuscendo in tal modo a mostrare come questi animali possano essere addestrati per seguire le tracce olfattive di una persona dispersa anche per diversi giorni, in situazioni estreme dovute a valanghe, boschi, luoghi affollati, al chiuso o all’aperto e come sia fondamentale l’intesa tra il soccorritore e il suo cane.

L’addestramento specifico del cane da ricerca inizia dopo un corso di educazione base e si protrae in maniera continuativa per tutto il periodo di tempo in cui il cane è in servizio attivo. La Scuola Nazionale, inoltre, garantisce la preparazione tecnica ed operativa di ogni realtà locale, dettandone linee guida coerenti con i miglior standards mondiali. Si tratta di cani affidabili, dunque, dal punto di vista dell’obbedienza e che hanno con il conduttore un rapporto consolidato basato sulla buona comunicazione. In più, il cane che inizia l’addestramento per la ricerca ha dimostrato di possedere doti di fiuto, curiosità e interesse per il lavoro specifico. L’Unità Cinofila da Ricerca del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è affiatata, solidale, inscindibile e sinergica insieme, rappresentata dal Cane con il proprio Conduttore.

Manovre di recupero in forra: il soccorso alpino e speleologico si addestra

Belluno, 21-07-11
Un salto di qualche metro in una pozza d’acqua, il piede che urta la roccia e il dolore che impedisce di proseguire e uscire dalla gola divenuta una trappola. Questo è un esempio di emergenza cui sempre più spesso il Soccorso alpino e speleologico è chiamato a far fronte, da quando è diventata  più praticata e diffusa la disciplina del torrentismo o canyoning, ovvero ridiscendere lungo le forre disegnate dai torrenti di montagna, armati di muta, caschetto, imbrago e corde. Per affinare simili  operazioni, nei giorni scorsi si è svolta nel torrente Soffia, nel comune di Sospirolo, la simulazione del recupero di un ferito in torrente, che ha coinvolto 42 tecnici: 22 qualificati per questo tipo di intervento, 15 operativi nello ‘sforramento’ della barella, 5 coordinatori dell’esercitazione nel Centro mobile del Soccorso alpino. L’addestramento prevedeva che la squadra forra raggiungesse l’infortunato, per medicarlo, caricarlo nell’apposita barella a tenuta stagna e trasportarlo lungo l’alveo, superando salti di diverse decine di metri con calate più e meno impegnative, fino al punto di uscita. Da lì la barella era affidata alla squadra alpina per lo sforramento: il recupero dall’alto della barella dal greto (rimasta nel vuoto per 65 metri) e il trasporto per un centinaio di metri di dislivello in salita nel bosco verso la strada sterrata.
L’esercitazione, iniziata alle 18 e conclusa con l’arrivo del ferito a mezzanotte sulla strada per Gena Alta, si è svolta in condizioni climatiche non favorevoli, ma che non hanno ostacolato il raggiungimento degli obiettivi in programma, uno su tutti la collaborazione tra squadra alpina e squadra forra, fondamentale per affrontare questo tipo di interventi. E’ stato poi possibile comprendere dinamiche e tempistiche reali, nonchè  localizzare i vari punti di sforramento e di accesso per la barella e per la squadra. Sono infine state testate, vista la particolare complessità orografica degli scenari, le diverse possibilità di comunicazione radio tra il Centro mobile di Coordinamento e le squadre all’interno del torrente. All’evento, organizzato dalla 6a Delegazione speleologica Veneto-Trentino Alto Adige con la 2a Dolomiti Bellunesi, in collaborazione con il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi, hanno preso parte anche soccorritori abilitati all’intervento in forra provenienti dalla 4a Delegazione speleo Umbria e dalla 11a Marche.

Scritto da Michela Canova

ASD Soccorso Alpino e Speleologico Veneto

Simulazione di intervento al Fosso del Casco dell’acqua in Valnerina

Un’esercitazione importante nell’ambito dei numerosi interventi che, nella stagione estiva, si trova a dover affrontare il S.A.S.U. Soccorso Alpino e Speleologico dell’Umbria.

Conosciuto anche come torrentismo, il canyoning è uno sport assai recente; si tratta di seguire il percorso scavato dall’acqua nelle rocce, tuffarsi in pozze d’acqua, scivolare sui toboga od anche calarsi con corde sotto affascinanti cascate. Tutto questo non è riservato solo agli esperti e amanti degli sport estremi, ma è possibile anche affidandosi all’esperienza di guide che conoscono profondamente il territorio e le tecniche di progressione in sicurezza. E’ un ambiente severo, adatto a chi è preparato e adeguatamente attrezzato. Gli incidenti però si sa, in tali luoghi, vista la frequentazione degli stessi, non sono poi tanto sporadici e quindi la IV Delegazione Umbria del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) deve essere pronta ad intervenire. Per questo, gli uomini del Soccorso Alpino e Speleologico dell’Umbria hanno simulato per la giornata di domenica 3 luglio, un intervento in tutto e per tutto inerente a quelli reali. All’insaputa di tutti, quindi, alle ore 12.30 è arrivata la chiamata per una richiesta di soccorso alla Forra del Casco dell’Acqua ( Valnerina ) nel comune di  Scheggino, Perugia, al Capostazione della Sezione Alpina del SASU (Soccorso Alpino e Speleologico Umbria), il quale ha immediatamente allertato i tecnici per l’operazione di recupero. Il simulato incidente, avvenuto poco sopra un salto da 19 metri, ha coinvolto un figurante, L.V. anni 40,  torrentista appartenente ad un gruppo di due persone che, cadendo, ha riportato alcuni traumi.

Verso le ore 14:00 la squadra di primo intervento del SASU ha fatto ingresso nella gola raggiungendo in breve il ferito per constatarne le condizioni, richiedendo poi il supporto di altre squadre. Successivamente sono entrate due squadre attrezzisti per allestire gli ancoraggi lungo il percorso e facilitare la risalita della squadra, con componente sanitario e barella, che si trovava all’uscita con il compito di provvedere alle prime cure del ferito. Ma un’ulteriore difficoltà era ad attenderli: all’arrivo nei pressi dell’infortunato i tecnici apprendono che il compagno si è allontanato in quanto ha ritenuto opportuno andare personalmente a cercare aiuti. Sfortuna vuole che rimanesse bloccato su uno dei salti successivi ma, la prima squadra, che si è subito mobilitata, è riuscita a trarlo in salvo e trasportarlo alla base operativa. La squadra barella, dopo aver raggiunto il luogo dell’incidente e proceduto all’ immobilizzazione ed imbarellamento  del ferito, è uscita dalla gola alle ore 20:00.

Ogni anno, parecchi week-end al mese, gli uomini del soccorso alpino e speleologico si esercitano e fanno formazione per provare le tecniche di progressione, recupero ed evacuazione in tutti gli ambienti impervi: grotta, montagna, neve, forra, sentieri e ricerca dispersi. Come sempre è stata una giornata molto proficua, nella quale si sono messe a punto e analizzate le tecniche di recupero in tale ambiente acquatico. La stagione, per questo tipo di attività, è appena iniziata e la macchina dei soccorsi deve sempre essere al massimo dell’efficienza.

  Silvia Sigali Parasecolo

Addetta stampa SASU