Presidente/Delegato:
Vice Presidente/Delegato vicario
Eugenia Franzoni
Vice Presidente/Delegato
Stefania Fileni
Capo Stazione speleologica:
Patrizio Paterni
Capo Stazione alpina:
Samuel Mostarda
Vice Capo Stazione speleologica:
Luca Budassi e Stefano Romani
Vice Capo Stazione alpina:
Daniele Ceccarini
Sanitari:
Fabio Lupattelli, Stefania Fileni, Luca Befani, Giulia Palomba (infermieri)
Tecnici disostruttori:
Luca Budassi, Fabrizio Proietti
Tecnici di elisoccorso:
Luca Befani, Carlo Capuano, Angelo Grilli, Piero Mattei, Roberto Cataluffi Baldi
Unità cinofile di ricerca di superficie:
Samuel Mostarda e Charlie, Simone Sisalli e Emma
Istruttori regionali di soccorso speleologico:
Roberto Cataluffi Baldi, Stefano Romani
Istruttori regionali di soccorso in forra:
Francesco Berti
Istruttori regionali di soccorso alpino:
Angelo Grilli
Coordinatore Operazioni di ricerca:
Daniele Casciari
Direttori operazioni di soccorso speleologico:
Mauro Gui
ducci, Eugenia Franzoni, Ester Licocci, Andrea Monti, Giuseppe Grifoni
Tecnico di ricerca:
Cristian Vento
Addetta stampa soccorso alpino:
Chiara Borgarelli
Addetta stampa soccorso speleologico:
Silvia Sigali Parasecolo
Il Soccorso Alpino e Speleologico Umbria ha oggi 70 tecnici tra speleo e alpini, in grado di intervenire in caso di incidenti in montagna, grotta, forra e terreno impervio.
L’Umbria è caratterizzata da una grande variabilità geologica che si
traduce in una grande varietà di caratteri morfologici e paesaggistici attraverso il susseguirsi di vallate, catene montuose, altipiani e pianure, che ne costituiscono la caratteristica geografica dominante.
Il territorio è prevalentemente montuoso (per il 53%) e collinare (41%) e presenta un’esigua porzione di territorio pianeggiante (6%).
Le emergenze in ambiente impervio montano si differenziano da quelle in zone urbane o sub urbane per le seguenti ragioni:
(a) le dure condizioni ambientali, con il loro effetto aggravante sull’evento e ritardante o degradante sulla qualità della risposta d’emergenza;
(b) la presenza di molteplici pericoli che possono facilmente interagire e aggravare lo scenario dell’intervento come ad esempio pareti rocciose, forre, fitta vegetazione, neve, ghiaccio ecc.;
(c) le limitazioni degli automezzi che spesso hanno difficoltà ad avvicinarsi all’evento,
(d) la poca rapidità di intervento della squadra di soccorso dovuta alla morfologie acclive e bruschi cambiamenti di quota d’altitudine del terreno
(e) la mancanza di una rete viabile adeguata
(f) la spesso scarsa conoscenza del territorio in cui si andrà ad operare.
(g) le restrizioni alle comunicazioni causate da fattori topografici e morfologici che quasi sempre non consentono facili comunicazioni sia con telefoni cellulari che con le radio VHF/UHF.
(h) le poche informazioni riguardo le condizioni del paziente e la sua precisa localizzazione.
Queste considerazioni sono alla base dei protocolli operativi del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico che prevedono da un lato la rapidità di risposta delle squadre di soccorso ma anche la pianificazione dello stesso prima della partenza consapevoli che mentre l’unità di tempo/efficienza del soccorso in ambiente urbano si misura in minuti quella in ambiente montano impervio è in ore ed addirittura giorni per il soccorso in grotta.
Il numero degli operatori utilizzati in interventi di questo tipo varia in
base alla tipologia dell’evento come pure la loro specializzazione: sanitari, cinofili, tecnici di soccorso in forra, tecnici di soccorso in grotta, tecnici di soccorso alpino, tecnici di elisoccorso, coordinatori per le operazioni di ricerca e direttori delle operazioni.
La legge delle Stato n.74 del 2001 oltre ad assegnare al CNSAS il compito di provvedere al soccorso in ambiente impervio montano, in forra ed in grotta sottolinea il ruolo del CNSAS quale promotore preferenziale per la sorveglianza delle attività lavorative, sportive e turistiche nell’ambiente naturale montano e per la prevenzione degli incidenti che durante lo svolgimento delle stesse si possono verificare.
