La storia

LA NASCITA DEL SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO IN UMBRIA

Il primo episodio di soccorso organizzato risale al 22 febbraio 1955. In una pessima giornata invernale tutti i volontari del CAI abili ad intervenire furono chiamati a partecipare alle ricerche di un aereo dato per disperso in Valnerina.
All’inizio degli anni ’60 a Terni una squadra di speleologi comincia ad organizzarsi per le emergenze in grotta.
Il 7 febbraio 1965 una giovane romana si infortuna precipitando per una decina di metri in un tratto verticale nella grotta del Chiocchio, nei pressi di Spoleto. Alle 21,10 arriva la telefonata a casa di Sergio Macciò, responsabile della stazione alpina di Jesi del Corpo Soccorso Alpino, alle 22,00 parte con un medico e due volontari, arrivano nei pressi della grotta a mezzanotte e alle 01,45 i soccorritori raggiungono l’infortunata.
L’intervento non è semplice, ancora non esistono attrezzature specifiche per il soccorso in grotta e solo grazie ad una barella alpina Esteco, opportunamente modificata dal gruppo di soccorritori e alla perizia di Macciò, Dottori e Cardinali e al medico Sartoni l’intervento prosegue con celerità.. Una lunga nottata di lavoro non basta per soccorrere la sfortunata esploratrice, sono costretti a lavorare alacremente fino alle 11 della mattina quando Antonietta e i suoi soccorritori escono dalla cavità, La giovane viene trasportata all’ospedale di Terni, mentre la squadra marchigiana, dopo aver recuperato il materiale, riprende la strada di casa dove arriverà soltanto alle ore 17,00.
A seguito di questo intervento Sergio Macciò, alpinista, ma anche esperto speleologo, il 10 febbraio scrive al prof. Oreste Pinotti, direttore del Corpo Soccorso Alpino, relazionandolo sull’intervento ed evidenziando la sua preoccupazione in caso di incidenti in grotta, in quanto nella loro stazione soltanto i quattro intervenuti sono a conoscenza delle tecniche speleologiche.
“…Pertanto, traendo lo spunto da ciò, La prego di avviare un dialogo in materia, rendendomi partecipe della cosa, incaricandomi di studi in merito e delegandomi a rappresentare il C.S.A. al Congresso di Lubiana, eventualmente trattando il problema con una relazione. In merito deve sapere che il tempo stringe e che è necessario inviare l’adesione con la massima urgenza.
Sono certo che ella comprenderà l’importanza, purtroppo vitale, del problema, che mi indurrà, dopo aver preso in esame la questione sotto il profilo di una possibile specializzazione di altri elementi, a proporle la costituzione di stazioni del C.S.A. in zone particolarmente ricche di cavità e tali, per la loro difficoltà, di indurre al Corpo a formare nuclei di volontari sul posto o nelle vicinanze.”

Il lungo cammino che porterà ad un Soccorso Speleologico organizzato è iniziato, decine e decine di lettere, scambiate tra Sergio Macciò, i vertici del Corpo Soccorso Alpino, speleologi di tutta Italia, primo tra tutti il piemontese Eraldo Saracco, giorno dopo giorno cominciano a delineare la strada da percorrere.
Il 16 agosto 1966, nella grotta di Su Anzu a Dorgali (NU) in un tragico incidente perdeva la vita proprio uno dei più fervidi promotori dell’istituzione di un Corpo di Soccorso Speleologico: Eraldo Saracco, ma sarà proprio l’emozione suscitata dalla sua scomparsa che darà un’accelerazione alla nascita di un soccorso speleologico organizzato intitolato alla sua memoria e al quale aderisce anche un considerevole numero di soci del Gruppo Speleologico CAI Perugia.


Guido Lemmi a Perugia e Boris Moschcowitz a Terni sono gli interlocutori umbri di questo tam tam organizzativo, che nel frattempo vede la nostra regione coinvolta anche per la creazione di una squadra di soccorso alpino.
Il 21 ottobre del 1966 sarà sempre Sergio Macciò a scrivere:
“Egr. Sig. Prof. Aldo Marino Colacci PRESIDENTE della stazione del C.A.I. Terni …
Mi è gradito comunicare che il Direttore del C.S.A. Cav. Bruno Toniolo, mi ha confermato, con sua lettera del 15/10/66, il benestare alla costituzione della Stazione del soccorso alpino di Terni, alle dipendenze della Delegazione Aquilana ….. Colgo l’occasione per farLe presente che, essendo la nascente Stazione abilitata anche al soccorso speleologico, per quanto attiene quest’ultima materia, la stessa avrà la mia assistenza in quanto compresa nel IV° Gruppo del soccorso speleologico alle mie dipendenze.
Sarà anche opportuno che – sopratutto per il soccorso speleologico – codesta Stazione attinga ad elementi di altre località umbre ove hanno sede gruppi grotte in attività …”

Nasce quindi la IV Delegazione speleologica Marche e Umbria.

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